“Mi chiamo Erik Satie, come chiunque”
(Erik Satie)

martedì 28 aprile 2009

Insegnando si impara

"Ciao Eve ... giovedì parto, sei libera per un pomeriggio di supplenza?"

Così inizia. Mentre stai ancora cercando di capire quale senso di colpa vincerebbe tra il pensiero di perdere un pomeriggio intero e quello di dire di no alla tua maestra, già sei seduta sulla sedia alla destra del pianoforte, ti munisci di lapis coloratissimo, gomma da cancellare, agenda, pazienza, adrenalina e coraggio.

Non è la prima volta, ma è come se lo fosse. Li conosci già, ma sei sempre nel dubbio: saprò dare ad ognuno le giuste indicazioni?

Nemmeno hai il tempo di tirar fuori gli occhiali dalla custodia che intanto Francesco - iperattivo come sempre- è già arrivato, si è seduto, ha visto che la sua maestra questo pomeriggio sarà una ventenne, "l'allieva grande", quella che ai saggi suona sempre un sacco e fa anche le stecche, agitato un po' le gambe e sistemato meglio il panchetto. Non perde nemmeno per un secondo la voglia di suonare, di farmi sentire tutti i suoi pezzettini, incurante di ogni terzina o quartina che gli passi tra le dita, ma in fondo è un pezzo un po' ragtime.

Passa una mezz'oretta, è il momento di provare il quattro mani: mi siedo al fianco di un Francesco imperturbato dal caldo della stanza, dalla mattinata di scuola e da una mezz'ora di musica - ci sarà qualcosa che lo stanchi un pochino? Contiamo un po' il tempo e ... via, si suona insieme, e la cosa più bella è che Francesco è prontissimo, suoniamo come un affermato duo concertante, ridiamo quando nessuno dei due si ricorda del ritornello ed ogni tanto ci ricontiamo il tempo, giusto per non perderci proprio del tutto.

(Ma come fa? Io, a dodici anni, se mi avessero messo una maestra nuova così, senza preavviso, col cavolo che avrei fatto lezione. Col cavolo che ci avrei suonato insieme. Col cavolo che mi sarei divertita. Anch'io voglio essere pronta a divertirmi così!)

Eppure Francesco ed io ci divertiamo davvero, io quasi non credo di come la mia lettura a prima vista sia migliorata nel corso di soli tre pomeriggi di supplenza, lui contento e beato perché ci scappa qualche battuta in più del solito e gli chiedo di raccontarmi del giornalino di classe.

Ed ecco che arriva Claudia, è il suo turno, Francesco se ne va con le ali ai piedi, nel pieno delle sue energie come reduce da una crociera ai Caraibi ed in un soffio scompare.

Ora viene il bello, perché Claudia suona, ed io mi concentro per seguire le sue dita senza perdermi un ottavo. Le faccio i complimenti, e quando mi fa sentire Mozart quasi mi emoziono: è così, anche Claudia è caduta nella trappola degli ottavi, fa lo stesso errore che facevo quando anch'io suonavo quel pezzo. Allora sorrido, le spiego cos'è che non va, e glielo dico nel modo più diretto e veloce, come mi viene, ricordandomi di quando a fare l'errore ero io e di come mi sembrava difficile capirlo, ed è incredibile: lei lo capisce subito.

Mi scopro un'insegnante in erba, ma è facile comunicare quando sei già stata dall'altra parte, e quando, a tua volta, hai avuto una Maestra. Che sarà molto soddisfatta della mia prossima prova di prima vista.

Claudia, l'erore, non l'ha più fatto.

giovedì 16 aprile 2009

Diritto o privilegio?

Cercando qua e là qualche informazione in più sul diritto d'autore, nel bel mezzo di una pagina di wikipedia relativa alla voce fair use, sono incappata in un paragrafo che recita:
"Nei paesi dove la trasmissione della cultura locale avviene principalmente in forma orale, come i paesi africani, lo stesso concetto di copyright viene percepito come un retaggio dei tempi coloniali o come un tentativo dei paesi "ricchi" di perpetuare i propri privilegi."
Impossibile non rifletterci un po'...
E in effetti, certi aspetti della tutela del diritto d'autore sembrano proprio fuori dal tempo (ovviamente, primo tra tutti l'attaccamento in alcuni casi morboso agli interessi materiali derivanti da qualunque tipo di produzione. Non dico che non sia giusto ricavare proventi dalle proprie creazioni, ma se proprio c'è qualcosa da rivendicare, preferirei fosse un qualche interesse morale!).
Se la situazione dei film makers statunitensi è particolarmente significativa ed esemplificativa per ciò che riguarda lo smarrimento di un giusto equilibrio tra tutela degli autori e disponibilità di materie prime, mi pare che possa esserlo altrettanto il fatto (tutto italiano) che la SIAE abbia più volte preteso compensi per il diritto d'autore anche per attività didattiche (o che abbia richiesto i diritti d'autore ad una piccola compagnia che aveva organizzato uno spettacolo senza fini di lucro con dei bambini di Chernobyl per ringraziare alcune famiglie italiane che li avevano ospitati includendo disgraziatamente una canzone popolare bielorussa ...!) (http://it.wikipedia.org/wiki/SIAE) ( poi, il ruolo stesso della SIAE è per certi aspetti piuttosto controverso ...).
Un equilibrio interessante e ragionevole potrebbe essere quello offerto dalle licenze Creative Commons, che trasformano l' "All Rights Reserved" in "Some Rights Reserved": è giusto riconoscere la paternità creativa di artisti e creators senza restringere le possibilità di diffusione, di fruizione, di accrescimento che le loro opere potrebbero offrire.
L'esagerazione è sempre qualcosa di destabilizzante. E' fin troppo scontato che la soluzione sia il giusto mezzo, che in questo caso dovrebbe essere un equilibrio spostato a favore della cultura e della possibilità di accrescere le proprie conoscenze, e protetto dai benefici delle clausole del fair use.

giovedì 9 aprile 2009

Morceau III. L'emicrania


L' EMICRANIA (migraine) è un tipo di mal di testa che tutti ben conosciamo; è classificato come primario, ovvero in cui il sintomo principale è proprio il dolore alla testa, senza che questo possa essere attribuito a cause note. Oltre a tutto ciò che tutti sappiamo riguardo ad un disturbo che interessa una grossa fetta di popolazione (il 12% degli adulti) tra cui non mancano bambini ed adolescenti, ho trovato qualche notizia che mi è parsa curiosa ed interessante, e qualche altra (solo una per la verità) incoraggiante. Dunque, tutti sanno che:

esistono due tipi di emicrania:

  1. Emicrania classica o con aura (classic migraine/migraine with aura): è preceduta da un'insieme di sintomi neurologici, detti "aura", che comprendono allucinazioni, visioni, nausea, vertigini, intorpidimento, difficoltà di concentrazione e di comunicazione. L'aura precede l'isorgere del dolore vero e proprio, che dura qualche ora e non è accompagnato da nausea o vertigini, ma da fotofobia e fonofobia.
  2. Emicrania comune o priva di aura (migraine without aura). Questa forma non è preceduta da aura, dura molte ore o giorni ed è accompagnata da nausea, vertigini, fotofobia o fonofonia.
Ma forse non tutti (io non lo sapevo!) sanno ...

...What's Migraine? Schürks M. Nervenarzt. 2009 Mar 27.
L'Emicrania è un disturbo multifattoriale ed eterogeneo, i cui criteri diagnostici sono stati definiti dalla International Headache Society, benchè in realtà in forma di semplici criteri identificativi, in quanto i sintomi sono molto variabili da soggetto a soggetto. Si concorda oggi nell'attribuire le cause dell'insorgenza del dolore ad eventi sia neurologici che vascolari, come la depressione corticale diffusa (cortical spreading depression), l'attivazione dei centri ipotalamici e l'accentuata vasoreattività. Benchè sia ormai accertata la componente genetica, non sono stati ancora isolati i geni che concorrerebbero alla predisposizione alla patologia. La diffusione del disturbo, insieme alla varietà di età e sesso dei pazienti, indica una marcata influenza da parte di fattori ambientali ed epigenetici.
Recentissimi studi hanno portato alla luce numerosi fattori di rischio per lo slittamento da emicrania episodica verso la chronic migraine, CM, tra cui basso livello di istruzione, basso reddito annuo, obesità, ritmi di vita frenetici, abuso di oppiacei e barbiturici.
Altri studi si sono focalizzati nell'indagare possibili correlazioni tra emicrania e disturbi metabolici, come resistenza all'isulina, obesità ed ipertensione, che smbrano essere più frequenti in pazienti che soffrono di emicrania.

Psychiatric disorders and headache familial recurrence.
Galli F, Canzano L, Scalisi TG, Guidetti V. J Headache Pain. 2009 Apr 8.
L'emicrania è molto frequente nei bambini, i quali soffrono in particolare di emicrania comune, con attacchi accompagnati da nausea e dalla durata estremamente variabile (da 1 a 72 ore). Ricercatori italiani hanno studiato le relazioni tra le sindromi di emicrania nei bambini e i disturbi psichiatrici nei genitori. In effetti, è stata evidenziata una significativa corrispondenza in quanto la maggior parte dei bambini con emicrania aveva almeno un individuo in famiglia con sindromi psichiatriche, sopratutto correlate a disturbi dell'umore ed ansia. Inoltre, è risultato anche che bambini con genitori che soffrono di emicrania sviluppano a loro volta disturbi psichiatrici con più probabilità rispetto agli altri.

In effetti, pare comprovata l'associazione tra emicrania (in particolare quella con aura) e depressione, a tutte le età. Altri studi condotti in centri di ricerca asiatici evidenziano la correlazione tra il desiderio di suicidio negli adolescenti e la presenza di sindromi di emicrania.

Treatment of migraine attaks by compression of temporal superficial arteries
Cianchetti C, Cianchetti ME, Pisano T, Hmaidan Y
Clinical Section of Neuropsichiatria Infantile, Azienda Ospedaliero-Universitaria, Cagliari, Italy.

Un altro studio condotto in Italia è giunto a dimostrare che un semplice espediente per eliminare o ridurre il dolore durante gli attacchi di emicrania consisterebbe nel comprimere per un certo intervallo di tempo le arterie del cuoio capelluto. Questa conclusione riapre l'indagine sulle cause della malattia.

Le difficoltà nel prevenire l'insorgenza di emicrania risiede sostanzialmente nella grande varietà di tipologie sintomatiche con cui questa si manifesta. Trial clinici sono ritenuti dunque inutili, in quanto le possibili terapie devono variare da paziente a paziente in base all'ossevazione dei sintomi manifesti.




Morceau II. Coltivare le connessioni

Pensare e scrivere un commento per l’articolo che il prof. ci ha proposto è impresa ardua, prima di tutto perchè credo sia difficile non provare un po’ di smarrimento e confusione per le tante suggestioni e riflessioni che si accavallano l’una sull’altra mentre viaggi da un concetto ad un altro, o meglio, mentre navighi da un nodo ad un altro.
Quello che mi ha maggiormente colpita e, direi, scossa è la riflessione sul nostro presunto “sistema d’istruzione”. Molti hanno trovato un po’ estremista la posizione del prof; io, non appena sono arrivata alla fine, ho provato solo un forte senso di ansia e smarrimento, ormai ho la pulce nell’orecchio: quella che consideravo con soddisfazione e con una punta di orgoglio la mia “istruzione”, in realtà, cos’è?
L’articolo mi ha fatto venire voglia di comprarmi “Lettera ad una professoressa”. Non ho avuto ancora il tempo di leggerla tutta, ma già dalle prime pagine mi si apre un mondo. Chi ha detto che c’è qualcuno non adatto al sistema scolastico, solo perché questo è stato inventato ad immagine e somiglianza della gerarchizzazione della nostra società?
Non vorrei ripetere ciò che dice il prof, ma effettivamente è innegabile che per certi aspetti la nostra scuola è solo un esercizio di adattamento. Che questo sia totalmente negativo, probabilmente non è la realtà, e non sono certo in grado di sentenziare su questo punto. Però, è un fatto che ci adattiamo a ciò che ci chiedono di fare nella scuola, soprattutto a come dobbiamo impararlo, e chi non riesce a farlo al meglio ha perso la partita. Mi sembra in effetti una conseguenza della gerarchizzazione della nostra società, dove gli studenti non hanno mai la possibilità di apprendere in modo diverso, ad esempio insegnando.
Nella scuola di Barbiana tutti insegnano, e i ragazzi sono veri Maestri, hanno “cura, rispetto e umiltà” l’uno nei confronti dell’altro. Così si scopre che la timidezza non è altro che mancanza di prepotenza, e che tenere per sé le risposte senza condividerle, non è altro che avarizia.
Ho dunque scoperto di essere stata sempre molto avara. Non per cattiveria; semplicemente per la lotta per la sopravvivenza nella scuola.
Come cambiare?
Mi ha colpito il concetto del coltivare le proprie connessioni come il proprio orto; implica il concetto di pazienza e di attesa, effettivamente in contrasto con quanto la scuola ha preteso da noi, almeno per quello che riguarda la mia esperienza: presto e bene (nella scuola di Brbiana, invece, “chi era senza basi, lento o svogliato si sentiva il preferito. … Finchè non aveva capito, gli altri non andavano avanti.”). Tuttavia mi resta ancora difficile capire come e dove trovare i semi da piantare e da far germogliare, dato che la grande vastità della rete mi lascia alquanto smarrita. Probabilmente è solo un fatto di pigrizia mentale, basterebbe un piccolo sforzo per guardare le cose da una diversa prospettiva.
L’idea di costruirmi un PLE, sul web e nella vita, è veramente stimolante. Spero di crescere, un giorno, e di riuscirci.